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2. Il canto è liturgia

Un altro punto fondamentale da affrontare come punto di partenza, realtà mai approfondita sufficientemente, ma indispensabile per una comprensione vera e profonda del canto liturgico, è il seguente interrogativo: quale canto e quale musica per celebrare? Oggi, penso, si può mettere un punto fermo a riguardo, almeno a livello di conoscenza e di principio.

Il canto serve alla liturgia, serve a fare liturgia.

Perciò l’importanza e la funzione del canto nella liturgia si riconosce partendo dalla liturgia, non la si comprende partendo dal canto semplicemente.

Dal significato e dalla funzione che si attribuiscono alla liturgia, dipendono il significato e la funzione del canto. Non viceversa.

Che cos’è celebrare? È il farsi della Chiesa, è un atto di compimento, è un impegno che si realizza attraverso la mediazione del rito. È un fare e il modo di fare. Punto di partenza della ritualità religiosa è di funzionare come pratica simbolica.

Pratica: è un termine forte, è un fare rituale, un comportamento di tipo pragmatico. Noi siamo più preoccupati delle idee che stanno dietro al rito, che non del lavoro che il rito compie. Il suo lavoro autentico avviene attraverso una pratica simbolica. L’intelligibilità del rito non elimina lo sforzo di andare oltre, alla ricerca del senso.

Sacrosanctum Concilium n.112, testo fondamentale

Una autentica rivoluzione concettuale e pastorale parte dal principio

stabilito dalla Sacrosanctum Concilium al n. 112: “Perciò la Musica sacra sarà tanto più santa quanto più strettamente sarà unita all’azione liturgica”.

Il canto non ha una funzione liturgica solo perché può essere adoperato per la liturgia. Ha una funzione liturgica perché è un’azione liturgica. La Riforma Liturgica non si è limitata a dire di usare il canto nelle celebrazioni, ma ha detto di celebrare cantando.

Il canto è liturgico se serve la liturgia, se entra nel “gioco simbolico-sacramentale” rispettando le regole e le esigenze proprie dell’azione liturgica. C’è bisogno di una concezione profondamente innovativa.

Cantare nella liturgia significa cantare dentro un evento che sta per succedere.

Si deve poter dire: “fare la liturgia e fare il canto.

Le parole e la musica non sono sufficienti per dare valore e senso ad un canto liturgico. Bisogna fare attenzione all’evento e al contesto liturgico in cui il canto si colloca. È la liturgia che dà senso e valore al canto e non viceversa.

Non è un problema di gusti, di piacere, di bellezza.

Il canto simbolico

Il canto liturgico si colloca in un contesto diverso dal concerto, dall’ascolto

musicale, si colloca all’interno di un contesto simbolico-sacramentale.

È anche qualcosa di diverso rispetto al canto che si esegue durante un momento di preghiera comune o in una manifestazione di pietà popolare.

Perciò diventa azione, evento, simbolo che partecipa al dinamismo simbolico della liturgia stessa.

Per avere valore teologico e non solo estetico, per avere senso, per stare nella liturgia, il canto non può non essere un simbolo, solo così può integrarsi nell’azione liturgica e diventare elemento necessario e integrante.

E per avere le caratteristiche di simbolo deve integrarsi prima di tutto con l’evento da celebrare e con l’assemblea che lo celebra. Deve mettere insieme qualcosa che non si vede e a cui si rimanda e qualcosa che si vede e che sta ora accadendo.

Allora i seguenti significati del canto:

o esprime i sentimenti individuali e collettivi

o dà coesione al gruppo (senso di appartenenza)

o è segno di festa

o è un’esperienza estetica ed artistica

o manifesta una tradizione

 

sono definizioni che non bastano più, non dicono tutto.

Non basta più riprodurre le opere del passato, non basta più avere come unico modello il canto gregoriano e quello palestriniano, ma si richiede anche alla musica una “actuosa partecipatio” al rito.

Forse dovremmo partire dalla preghiera, dal modo di pregare oggi, dallo spazio che occupa la preghiera nella vita del cristiano e dopo aver chiarito questi concetti ed aver approfondito tale pratica, accingerci a trasformare il canto in preghiera.

Importante allora è avere canti diversi per momenti diversi, perché succedono cose diverse.

Inni, acclamazioni, invocazioni, canti di adorazione e di lode, canti di supplica e di ringraziamento, cantillazioni, salmodie, canzoni canoni: ecco la diversità delle forme musicali che aiutano ed esprimono i vari momenti celebrativi, creando ricchezza, solennità, bellezza.

Una prima conclusione:

educarci ed educare a cantare in maniera simbolica e spirituale, secondo la logica del chicco di grano che muore e scompare per portare frutto.

Quando si raggiunge lo stato di preghiera, di mistero, di adorazione, ecco allora non è più il canto, non è più la musica, ma attraverso di essi è Cristo che viene manifestato e celebrato.

Canto e musica diventano così soglia del mistero; il canto mi apre una porta e mi fa entrare nella luce del mistero.

 

Il Don

don Alberto Cinghia