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In modo magistrale Giovanni descrive come la tristezza di Maria Maddalena si trasforma in gioia. Mentre Pietro e Giovanni fanno ritorno a casa, Maria rimane presso il sepolcro. Piangente vuole rimanere vicino al luogo nel quale il suo amato Signore è stato sepolto:  “ Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero:  “ Donna perché piangi?” . Rispose: “Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto”. Nel suo dolore osa entrare nel sepolcro, ma è così presa dal proprio dolore che neppure i due angeli in vesti splendenti possono liberarla. Gli angeli domandano amorevolmente il motivo della sua tristezza. Ripete Maria, hanno portato via il mio Signore, essa parla del suo Signore come se le appartenesse. Almeno il cadavere deve appartenergli a ricordo, soffre, e poiché non scansa il dolore, da esso è condotta al suo amato Signore. Non appena ha detto agli angeli la propria sofferenza, si gira indietro. L’incontro con gli angeli la fa girare. Poiché ammette una svolta in se stessa, ora vede Gesù vicino a lei. Ma non lo riconosce. Gesù domanda in modo amorevole, come i due angeli:” Donna, perché piangi?” Maria al presunto giardiniere ripete che voleva vedere il cadavere di Gesù, toccarlo, piangerlo. Ma non le era stato possibile. “Signore se lo hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo”. E’ talmente fissata del cadavere di Gesù che non si accorge del vivente. Solamente quando Gesù la chiama per nome lo riconosce e gli risponde con un fiducioso:  “ Rabbuni ”. Lo chiama Maestro mio. Il fatto di essere chiamata con il per il proprio nome crea una relazione nuova. Gesù non è più il maestro di tutti ma è il Maestro mio. In queste due parole accade il mistero della risurrezione. In quel momento la sua tristezza è trasformata, le si aprono gli occhi, e riconosce colui cui va tutto il suo amore e del quale lei si sa intimamente compresa ed amata. Gesù evidentemente ha parlato alle profondità del suo cuore. La sua parola d’amore l’ha toccata e l’ha resa capace di credere che l’amore è più forte della morte, che l’amato, al quale deve la propria vita, non può essere sconfitto neppure dalla morte.

Medita su questa scena meravigliosa e lasciati introdurre da essa nel mistero dell’amore. Pensa come Gesù, nella sua morte sulla croce ti ha amato fino alla fine, ora ti si rivolge con il suo amore e ti chiama per nome.

Il Don

don Alberto Cinghia